Spagna del nord parte: 2

Da Ourense  ad Aigues Mortes

Ecco il seguito (qui la prima parte) del diario di viaggio di questa estate: dopo aver proceduto dalla Francia fino in Spagna e aver percorso la costa della penisola iberica da est verso ovest, nella puntata appena conclusa avevamo lasciato la punta più occidentale di Santiago de Compostela per ripiegare nuovamente verso la Francia attraverso le zone lontane dal mare, verso Pamplona e poi a casa dei cugini d’oltralpe presso Pau e Aigues Mortes.

 

Corre nell'interno la strada che riporterà al punto di partenza

Corre nell’interno la strada che riporterà al punto di partenza

8° giorno: Da Ourense ripartiamo diretti decisamente più nell’interno, Leon è la nostra meta, nel cuore della regione di Castilla y Leon. Dato che inizialmente non avevamo pianificato nessuna tappa intermedia decidiamo al volo di evitare le autostrade e di passare da Ponferrada. La partenza da Ourense è drastica perchè la moto è parcheggiata al secondo piano di un parcheggio sotterraneo piuttosto angusto e devo ammettere che con la complicità delle curve a 90°, il carico e il passeggero, alla seconda svolta finisco in “stallo” e sono costretto ad appoggiare a terra la mukka!!! Fortunatamente nessun danno, la scarichiamo dei bagagli per permettermi di riuscire a rialzarla (mannaggia ma quanto pesa da sdraiata?!?!). La strade per Ponferrada non è niente male e ricomincia a splendere il sole, procediamo in una bella giornata verso questa città che vanta la presenza nientepopodimenoche un castello medioevale costruito dall’ordine dei templari.

castello templare di Ponferrada

castello templare di Ponferrada

Il castello è veramente grande come estensione, anche se dentro non ci sono moltissime costruzioni da esplorare. E’ comunque un posto molto interessate che ci permette di vedere qualcosa di diverso da cattedrali e spiagge. Usciti dal castello ci facciamo un buon pasto a base di insalata in un locale in stile medioevale gestito da una coppia ispano-francese dove una volta tanto anzichè andare a gesti (gli spagnoli non parlano altro che spagnolo) posso ordinare in francese ed essere sicuro di cosa mangio.

La pappa!

La pappa!

Arriviamo a Leon un po’ provati dalla calura che nel frattempo è aumentata fino a farsi veramente soffocante (per fortuna l’umidità è molto bassa). La città si presenta bene con una periferia che per una volta non è bruttissima come le altre (credo sia dovuto al fatto che si tratta di regioni senza mare e quindi con meno turismo).

la plaza mayor di Leon

la plaza mayor di Leon

Il centro è molto carino ed è simile agli altri centri che abbiamo conosciuto e apprezzato: belle vie pedonali, una bella piazza principale, alcuni angoletti molto pittoreschi e l’immancabile imponente cattedrale, il tutto ben tenuto e con la tipica architettura tardo medioevale spagnola che ricorda molto quella provenzale. L’albergo è sulla piazza principale dove torniamo in tarda serata per ascoltare un po’ di musica tradizionale (suonata con una specie di cornamusa) e bere a scrocco un loro tipico alcolico a base di una specie di grappa calda e zuccherata con dentro pezzi di mela.

Grappa calda con mele!

Grappa calda con mele!

Una sorta di versione iper alcoolica della sangria! Questo è il colpo di grazia… buonanotte!

9° giorno: Ci alziamo decisamente tardi per via della stanchezza e dell’alcool. Ieri sera prima di crollare abbiamo cercato qualche tappa intermedia lungo la strada che ci porterà da Leon a Burgos. Ho individuato una bella chiesa romanica in un piccolo insediamento poco fuori città chiamata “San Miguel de Escalada” e poi un piccolo paesino “tipico” lungo un percorso che ho studiato utilizzando solo strade nazionali (quelle che sulle cartine sono numerate con la N).
Usciamo da Leon e imbocchiamo la strada nazionale, poi deviamo verso nord lungo una stradina secondaria che si inoltra nella pianura, la meseta spagnola, piena di campi di grano a perdita d’occhio e dominata dalle sfumature del giallo.

la meseta delle regioni centrali

la meseta delle regioni centrali

Ci fermiamo prima per sbaglio presso i resti di un’altra chiesa romanica e poi troviamo la deviazione giusta che con un’altra stradina ancora più piccola ci porta alla bella chiesa, isolata in mezzo alla pianura.

San Miguel de Escalada

San Miguel de Escalada

Ripartiamo dopo aver fatto un po’ di foto e la fame unita al male al fondoschiena ci porta a dirigerci verso una destinazione più vicina rispetta a quella originale: Carrion de los Condes. In questo ridente (si fa per dire) paesino troviamo una chiesa romanica bella ma chiusa, una piazza con due bar che però non danno cibo (“no comar solo beber”) e due pizzerie che danno pizze surgelate.

il centro di Carrion de los Condes

il centro di Carrion de los Condes

Dopo aver gustato una pizza surgelata (migliore di quello che pensassimo) e scolato un paio di canoniche cerveze ripartiamo alla volta di Burgos. Burgos è la città del Cid e dopo aver mollato la moto su di un marciapiede raggiungiamo il nostro albergo in una zona pedonale del centro storico (la caratteristica “maison del cid”).

la cattedrale di Burgos

la cattedrale di Burgos

Il centro è molto bello, belle anche le vie dello shopping e veramente imponente la cattedrale (ma quante cavolo ne hanno??).

Burgos ha un bel centro molto vivo

Burgos ha un bel centro molto vivo

La serata viene funestata da un temporale estivo che finisce subito… cerchiamo di procacciarci qualche tapas y caña che arricchiamo con 4 mojito in una graziosissima birreria in stile irlandese. Tutti a nanna!

Piove accidenti!

Piove accidenti!

 

10° giorno: Ci alziamo di buon’ora e usciamo alla ricerca di una colazione decente (se lo trovate vi consigliamo il croissant “a la plancha”) arricchita da una napolitaner, che in pratica è la versione spagnola del pain au chocolat francese. Dobbiamo raggiungere Pamplona, ma prima vogliamo allungare il giro, percorrere strade secondarie e vedere i paesaggi spagnoli. Decidiamo per una deviazione nella “Sierra de la Demanda” per poi uscirne all’altezza di Vitoria-Gasteiz, la capitale della regione dei Paesi Baschi.

la zona verdeggiante della sierra

la zona verdeggiante della sierra

Ci infiliamo nella stradina che ci porterà nella sierra, dapprima incontriamo dighe e laghi artificiali e una natura verdeggiante, poi via via più arida. Le strade sono in alcuni tratti buone e larghe, ma alla prima deviazione diventano piccole e un po’ bucherellate… meglio non esagerare!

le zone più aride

le zone più aride

La sierra è magnifica, una specie di canyon pieno di saliscendi, curve, scorci bellissimi, alberi e paesini isolati, pochissimo traffico. Per un mototurista questo posto è il massimo (almeno per me), i paesaggi si snodano sotto le ruote, caldi, colorati, silenziosi e profumati. Tutto si fonde davanti ai nostri occhi: il verde degli alberi, il viola dei fiori, il giallo dei cespugli aridi, l’arancione della terra e il blu intenso dei corsi d’acqua. L’aria è calda e porta il profumo della terra, e dei fiori.

la sierra è un posto meraviglioso per guidare

la sierra è un posto meraviglioso per guidare

 

Sembra di essere una lama che attraversa una torta di mele ancora calda di forno. Meraviglioso!

il panorama della sierra

il panorama della sierra

Usciamo dalla sierra molto felici di averla vista, anche se abbiamo impiegato molto più tempo del previsto a causa delle mille curve e dell’asfalto non esattamente in buone condizioni. Qui potete vedere il percorso esatto: suggeritissimo! Raggiungiamo Vitoria e pranziamo alle tre in un locale dove tutti parlano basko (una specie di sardo pieno di K, X e Z) e che sembra una via di mezzo tra una birreria e un centro sociale. Ci scassiamo di bocadillos (“sin pescado” per la mia zavorrina) e cerveza oltre a una ricca fetta di tortillas, una specie di torta di patate, prosciutto e uova molto spessa e buona. Facciamo due passi e ammiriamo la cattedrale e le vie circostanti, però siamo veramente stanchi dal viaggio e ripartiamo per raggiungere Pamplona il più in fretta possibile. Arriviamo nella città della corsa dei tori sotto ad una lieve pioggerellina, il navigatore ci porta in centro ma una volta dentro le vie sono un dedalo e ci sono veramente mille transenne che chiudono le strade senza indicare direzioni alternative. Un disastro. Siamo sfiniti e usciamo dal centro per mollare la moto in un parcheggio per moto e farci un bel pezzo di strada a piedi con bagagli, caschi e tutto il resto. Quando raggiungiamo l’albergo dire che siamo devastati è dire poco… per di più dobbiamo riprendere la moto e portarla qui vicino facendo un altro giro, per evitare di dover rifare tutta la strada coi bagagli anche domani mattina.
Non ci perdiamo d’animo e dopo una doccia ci buttiamo nel centro cittadino. Il centro è caratteristico, però devo dire che non è certo meglio di altri centri simili.

uno scorcio del centro di Pamplona

uno scorcio del centro di Pamplona

Pamplona non ha cose molto migliori di altre città e credo che alla fine la gran parte dei turisti passi di qui per vedere la città della corsa dei tori. Passeggiamo lungo il tragitto della corsa, la “encierra”, e raggiungiamo l’arena de toros; in molti altri posti della Spagna abbiamo visto cartelloni contro le corride, è evidente che la visione degli spagnoli vestiti da toreri è un po’ stereotipata come quella degli italiani vestiti da pulcinella.

il monumento che evoca l'encierro

il monumento che evoca l’encierro

Questa sera non abbiamo la forza di sgomitare per una tapas… e quindi molto tristemente ci infiliamo in una pizzeria italiana.

in una pizzeria italiana alla fine del viaggio riesco finalmente ad avere una media!

in una pizzeria italiana alla fine del viaggio riesco finalmente ad avere una media!

 

11° giorno: Lasciamo Pamplona decidendo per un cambiamento di rotta dell’ultimo minuto. Il piano originale prevedeva di ripassare dalla costa riprendendo, a Donostia, la stessa strada dell’andata. Visto però quanto sono belle le zone boscose dell’interno, decidiamo di scendere verso Jaga e attraversare i Pirenei per sbucare a Oloron e da li andare dritti verso Pau.

l'attraversamento dei bassi pirenei è veramente bello

l’attraversamento dei bassi pirenei è veramente bello

La scelta è azzeccatissima perché il tratto che ci porta verso i Pirenei è molto bello, verdeggiante e con un grosso lago che sembra artificiale che costeggiamo interamente. La strada è anche bella da guidare con curve veloci e lente e senza i tornanti lenti che odio.

foto ricordo prima di lasciare la Spagna

foto ricordo prima di lasciare la Spagna

Inoltre il tunnel che sbuca a Oloron dove faremo pranzo è una specie di piccolo Frejus (però gratuito) che ci proietta direttamente in Francia. Una volta passato il confine in un attimo raggiungiamo la piccola cittadina francese che è caratterizzata da un corso d’acqua che la attraversa e sul quale affacciano caratteristiche abitazioni. Spiace dirlo ma come valorizzano le cose i francesi, gli spagnoli se lo sognano (e anche noi italiani).

il piccolo paese di Oloron

il piccolo paese di Oloron

Mangiamo in un bel localino e poi ripartiamo diretti a Pau dove albergheremo. Quando arriviamo la città è in una cappa di calore pazzesca, soprattutto per un umidità molto maggiore rispetto al caldo secco spagnolo. Il centro è molto gradevole e il punto forte è la passeggiata sul belvedere con un bel castello che però non riusciamo a visitare.

la piazza centrale di Pau

la piazza centrale di Pau

Cena a ora tarda per evitare la canicola e subito dopo un bel gelato da un gelataio che si vanta di aver imparato a fare i gelati in Italia.

il castello di Pau

il castello di Pau

Ovviamente il gelato non è all’altezza di quello italiano ma è comunque buono per essere francese. A nanna presto che domani ci aspettano 500 Km.

12° giorno: Siamo alla fine arrivati all’ultima tappa, un mega trasferimento che ci porta da Pau ad Aigues Mortes. Trattandosi di un trasferimento e visto che, inoltre, siamo stanchi come se ce la fossimo fatta a piedi.. non facciamo tappe intermedie. Un unica tirata fino a giungere in Camargue. Dopo ore di noiosissime autostrade raggiungiamo la nostra meta in un caldo pazzesco, un traffico disumano (la zona è molto turistica) e una umidità che ti toglie il fiato. Il nostro albergo è proprio nel centro cittadino racchiuso da mura medioevali ed è veramente splendido, un vero edificio storico con una piccola piscina.

la reception del nostro albergo di Aigues Mortes

la reception del nostro albergo di Aigues Mortes

Ci facciamo una doccia e ci stendiamo nella frescura del condizionatore in attesa di uscire a fare un giro e cercare un posto per la cena. Aigues Mortes è una cittadina molto caratteristica ma è anche veramente molto turistica per cui si trovano una marea di ristoranti (ma nessun bar in cui fare colazione).

le mura del centro storico che pullula di turisti

le mura del centro storico che pullula di turisti

Dopo aver fatto un po’ di foto ai vicoli e alle mura “by night” ci infiliamo sulla piazza principale alla ricerca di un locale che non abbia esageratamente l’aspetto di un trappolone per turisti.

Due passi per la cittadina

Due passi per la cittadina

Dopo esserci seduti mi gusto una bella bistecca di toro dal gusto deciso anche se un po’ stopposa. La giornata è finita, la vacanza pure e domani rientreremo a casa.

Cosa ci rimane nel cuore alla fine del viaggio?

una pausa sulla strada del ritorno

una pausa sulla strada del ritorno

Tirando le somme nella nostra mente è rimasta impressa l’armonia della bella Bilbao, il generale calore degli abitanti di queste terre, l’orgoglio basco di Vitoria-Gasteiz, il sapore del prosciutto crudo, l’immagine dei pellegrini che durante la messa, al momento di scambiarsi il gesto di pace anziché darsi la mano si baciano sulle guance, la scogliera con i vestiti bruciati, le croci dei naufragi e i profumi che ci hanno travolto attraversando la Sierra de la Demanda.

 

i chilometri sono stati veramente tanti

i chilometri sono stati veramente tanti

 

Come sempre poi, alla fine di un lungo viaggio in moto attraverso posti sconosciuti, una parte di quello che abbiamo visto o fatto, i sapori sul nostro palato, gli odori portati dal vento che ti sferza la faccia, i suoni che ci hanno circondato, resta per sempre dentro di noi e contribuisce a renderci le persone che siamo.

 

alla fine del viaggio...

alla fine del viaggio…

 

 

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